Aliano

Aliano : il paese dei Calanchi

DETTI E PROVERBI DI ALIANO

ATTIVITA’ E CICLI PRODUTTIVI: IL LAVORO

“Come creatore di valore d’uso, come lavoro utile, il lavoro è perciò una condizione di esistenza degli uomini indipendentemente da tutte le forme della società, è una necessità eterna della natura, per mediare il ricambio organico fra uomo e natura cioè la vita degli uomini” (K. Marx).
Tutti i materiali naturali appropriati da lavoro sono valori d’uso. I valori d’uso sono, dunque, combinazione di due elementi: la natura materiale e il lavoro. Durante il processo produttivo il lavoro passa continuamente dalla forma dell’energia a quella della sostanza, da uno stato di movimento a uno stato di oggettività.
I valori d’uso, una volta oggettivatisi, vengono consumati e divengono, a loro volta, fattori della formazione di nuovi prodotti, di nuovi valori d’uso, in grado di entrare nel ciclo del consumo come mezzi di sussistenza, ma anche di essere impiegati in un nuovo processo lavorativo come mezzi di sussistenza, ma anche di essere impiegati in un nuovo processo lavorativo come mezzi di produzione.
I valori d’uso prendono origine dalla vita quotidiana: “La vita quotidiana è l’insieme delle attività che caratterizzano la riproduzione degli uomini singoli,le quali creano a loro volta la possibilità della riproduzione sociale” (A. Heller).
Nel complesso gli oggetti nei loro particolari costruttivi portano, una testimonianza unitaria: quella di una notevole agilità della mano, dello sguardo e della mente.
Il carattere sociale del lavoro esercitato nella famiglia patriarcale contadina appare nel so essere un lavoro particolare, immediatamente utile alle esigenze di sussistenza.
Nelle società precapitalisti che vi era, fra i membri del nucleo familiare, una spontanea e naturale divisione del lavoro e questo nesso familiare imprimeva al prodotto del lavoro una sua peculiare tonalità.
ATTIVITA’ E CICLI PRODUTTIVI: IL LAVORO

E’  INUTËLË   CA  FAIË  SU MUSSË  LONGHË, CA PRIMË SË FATÍCHËT E PO’  SË  MANGËT
E’ inutile che fai quel muso lungo che prima si lavora e poi si mangia
(strofa di canzone )

CHI NON FATÍCHËT, NON MANGËT
Chi non lavora, non mangia
(senso del dovere assoluto)

CHI  ZAPPËT  MANGËT, CHI  NO’  SË GRATTËT A PANZË
Chi zappa mangia, chi no  si gratta la pancia

CHI FATÍCHËT, MANGËT, CHI NON FATÍCHËT, MANGËT E VIVËT
Chi lavora mangia, chi non lavora, mangia e beve

CHI ZAPPËT SË  VIVËT  L’ACQUA, CHI NON ZAPPËT
SË VIVËT U VINË
Chi zappa si beve l’acqua, chi non zappa si beve il vino
(senso ironico che rende amaro il lavoro per la sopravvivenza)

SUPË  U  FESS  CAMPËT  U  DËRITTË
Sopra il fesso, campa il dritto
(il  fesso è sempre quello che lavora troppo, il dritto è
chi non lavora e vive di rendita)

CHI CUMÁNNËT NON SUDËT
Chi comanda, non suda
(e nella mentalità contadina, non si stanca nemmeno)

IMPARA  L’ARTË  E  STIPA
Impara l’arte e mettila da parte

SAPË  FA’  CENTË  ARTË,  MA PË NËSCIUNË  SË POTË  MANTËNË
Sa’ fare cento arti, ma con nessuna si può mantenere
( bisogna comunque alla fine dedicarsi con profitto ad un solo lavoro )

OGNË FATICHË ASPETTA PREMIË
Ogni lavoro deve avere un premio
( sia di natura economica, che di soddisfazione morale)

U  BÓNË  LAVÓRË VÀ CONTR  ALLA MALA STAGGIÒNË
Il buon lavoro va contro alla  brutta stagione

ADDI’  ‘N GE  GUSTË  NON G’E’  PËRDENZË
Dove c’è gusto non c’è perdita

CAMPA ONORATË  E  IETTË  RUMATË
Campa pieno di onore e spala  letame
(qualsiasi lavoro dà onore se fatto da una persona integra
moralmente )

 

MISURAZIONE DEL TEMPO

La scansione giornaliera non era regolata dall’orologio, ma da una diversa nozione, astrale e biologica del tempo. La giornata era articolata sulle operazioni ripetitive della zootecnia, sul quotidiano accadimento degli animali domestici. Tuttavia non mancavano orologi: più antichi, ma sempre importanti le meridiane sulle pareti volte a mezzogiorno delle case più importanti, poi gli orologi dei campanili, che segnavano l’ora non tanto col quadrante, che spesso non era visibile ma con i rintocchi ben ritmati.
Gli orologi da tasca arriveranno molto tardi, e non per tutti, per i più ricchi, per le professioni borghesi.
Il contadino, il montanaro, conoscono il tempo da mille indizi: la qualità della luce, la lunghezza delle ombre, i movimenti delle bestie …
MISURAZIONE DEL TEMPO

OGNË TEMPË ARRIVËT, OGNË  FRUTTË  AMMATURËT
Ogni tempo arriva, ogni frutto matura

TEMP  PË TEMP
tempo per tempo
( saper aspettare il momento giusto e la stagione giusta per
ogni cosa )

ADDA ULLË PË COCË
deve prima bollire per cuocere
( l’acqua  per far cuocere la pasta o le verdure deve prima bollire,
bisogna saper  aspettare dunque il momento giusto )

DISSËT  U  PAPUZË  ALLA  FAFË:
“DAMMË  TEMP  CA TË  PËRTÚSË ”
Disse il pidocchio alla fava: “ dammi un po’ di tempo
Che riuscirò’ a farti il buco”
(Per fare delle imprese difficili ci vogliono tempo, volontà e costanza)

PIGLIËT U BONË  QUANN L’AIË,  CA U MALÁMENTË NON MANCA  MAIË
Prenditi il buono quando ce l’hai, perché il negativo non manca mai
(ricorda il detto  di Orazio:    “carpe diem”! )

NA VOTË  PASSËT U CASË PË TAULË
Una volta passa il formaggio sulla tavola
( approfittare del momento favorevole, potrebbe non verificarsi più)

CHILLË CA LASSËS E’ TUTTË PËRDUTË
Quello che lasci è tutto perduto

I MACCARÚNË   SË  MANGËN   CAUDË !
I  maccheroni si mangiano caldi !

QUANN SI’, ‘N MEZZ U BALL AIA BALLA’
Quando sei in mezzo al ballo devi ballare

VATTË  U FERRË QUANN  E’  CAUDË
Batti il ferro quando è caldo

QUANN PASSËT U SANT  T’ANNË T’AIA VATTË U PETT
CA  NA VOTË  CH’ E’ PASSATË  NON TË L’AIA VATTË  CHIU’
Quando passa il santo, in quel momento ti devi battere il petto,
dopo che è passato non te lo devi battere più

ACQUA PASSATË NON MACINA  MULINË
Acqua  che è già passata non fa macinare il mulino

A  MATTËNATË  AGGHIUSTËT A IURNATË
La mattinata aggiusta la giornata

CHI SË AUZÍTË  DË  NOTT  TROUËT NU CARLÍNË,
CHI SË AUZÍTË  TARD  TROUËT A PORCHERIË
Chi si alza presto la mattina trova un carlino, chi si alza tardi trova la sporcizia
( aveva un significato reale in quanto  nelle  condizioni in cui  i propri
bisogni si facevano all’aria  aperta, solitamente in uno stesso posto,
chi si alzava tardi, trovava  già tutto sporco )

CHI ADDA FRËCA’ U VËCINË TARD A SERË  E PREST U
MATINË
Chi deve fregare il vicino  tardi la sera e presto la mattina

A PRUCËSSIONË SË FERMËT E I CANNÉLË SË STRUIËNË
la processione si ferma e le candele si consumano
CHI PAGHËT A SERË, SË L’AFFRANCHËT  U MATINË
Chi paga la sera, risparmia di farlo la mattina

CHILLË  CA  POI  FA’  OI  NON  LU RËMANDA’ A  CRAIË
Quello che puoi fare oggi non lo rimandare a domani

VAIË  DË  CRAIË  ‘N CRAIË
Vai  di   crai in crai
(Crai deriva da “ cras”  latino che significava domani
E’ un avverbio di tempo  molto usato ad Aliano, evidenziato anche nel
“ Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi “,
e facilmente  di crai in crai  si arriva a mai

PASSA OIË CA VENËT  CRAIË
Passa oggi  che viene domani
(modo di dire di chi vive alla giornata  senza accanimento )

PO’ QUANN E’ CRAIË  SË PENSËT !
Quando è domani si pensa !
(  della serie  domani è un altro giorno e si può ancora rimandare !)

FAIË  CRA, CRA, COMË U CORËVË
Fai cra,  cra,  come il corvo
( “craië “  assomiglia al verso del corvo)

OIË,  CRAIË, PËSCRAIË, PËSCRILLË, PËSCROTTË, PËSCROTTËLICCHIË
Oggi, domani, dopodomani, dopodomani poi, dopodomani ancora…….
( modo ironico per indicare i giorni a venire…le scadenze  sono sempre rimandabili…)

STASERË, ADSERË, ADËTERZË, ADËSTERZË
Stasera, ieri sera, l’altra sera, l’altra sera ancora
(si indicano così le sere che sono passate )

MO’  VENËT  PASCHË…….,  NATALË  E CAPËDANNË!!!!
Adesso arriva  Pasqua,  Natale  e Capodanno
(espressione ironica  per dire  che tutto va’ a rilento che le feste  passano, quindi gli anni e non cambia niente )

OIË E’ PASCHË ……..E CRAIË E’  SANT’ANNË  AFFANBENN
NI IAMË  AUANNË
Oggi è  Pasqua ….e domani è già sant’ Anna, niente di buono
concluderemo quest’anno
( Sant’Anna è il 26 luglio)

MO’ FACËT NOTTË E IURNË
Adesso fa notte e giorno !
( passano i giorni e non si conclude niente)

TË  LË  DAUË  A MAGGË,  QUANN  L’AGGË
Te, le do’ a Maggio quando ce l’ho
(la scadenza non è mai definita )

NON  MURI’  CIUCCIARELLË  MEIË, CA  T’EGGË  SËMËNATË
A  FURRAINË !
Non morire asinello mio,  in quanto ti ho seminato la biada
( frase ironica per dire che non si può campare solo di speranza )

ASPETTA  E SPERA  CA  A MORTË  SË AVVËCINËT !
Aspetta e spera che la morte si avvicina

L’ESPERIENZA QUOTIDIANA

NU VECCHIË  DËCÍTË  CA TËNÍTË  NÚUANTANOVË  ANN E
ANCORË  S’AVITA  ‘MPARA’!
Un vecchio diceva che aveva novantanove anni e ancora doveva
imparare tante cose!

PRIMË DË CANOSCË  BÓNË A  UNË,  T A’  MANGIA’ TRE  SALMË
DË SALË   ‘NZEMMÚUË !
Prima di conoscere bene qualcuno, ti devi mangiare tre quintali di
Sale  insieme!

FA  FA’ I FIGLIË A CHI LË SAPË FA’
Fai fare i figli a chi li sa’ fare

CHI VO’ SENT A BONA MISSË ADDA I’ ‘N DA CHIESIA GRANN
Chi vuol sentire la buona messa deve andare nella chiesa grande

SË T’AIA FA’ ‘CCIDË AIA I’  ‘N DU MACËLLAIË BONË
Se ti devi far uccidere devi andare dal macellaio buono

CHI NON FABBRICA  E NON MARITA  U  MUNNË  NON  LU
SAPË MICHË
Chi non  ha mai costruito una casa e non ha sposato un figlio
non conosce ancora il mondo
(   Sono considerate due grandi esperienze di vita )

 

L’ABITAZIONE RURALE : LA CASA E IL VICINATO

In un paese contadino come Aliano, la casa, si configura non solo come un centro aziedale, non solo come dormitorio e come ruolo del ricambio della forza lavoro, ma anche come centro di vita di relazione, come momento di reintegrazione dentro la comunità e dentro la cultura collettiva.
L’abitazione contadina salda la dispersione della proprietà e della forza lavoro sulla terra attraverso la centralità dell’azienda, la quale però si ricostituisce non in campagna, bensì in paese nella casa-dormitorio, nella famiglia-impresa.
Il paese contadino, in conclusione, è il rispecchiamento urbano dell’arretratezza dei modi rurali di produzione nelle campagne meridionali e la loro forma è effetto non tanto dell’ambiente, del clima, di fattori d’attrazione socio-culturali quanto è soprattutto degli squilibri storici fra sviluppo delle forze produttive ed arretratezza dei rapporti sociali di produzione.L’ABITAZIONE RURALE : LA CASA E IL VICINATO

OGNË PURCELL, VOTË A RULLA SUË
Ogni maiale, vuole la sua dimora
( così ogni nucleo familiare vuole la sua casa )

VËIÁTË A CHILLA CASË  ADDË ‘N GE’ NA CHIRICA RASË
Beata quella casa dove c’è un figlio prete

CASA ADDI’ NON GË VATTËT U SOUË, ‘N GË TRASËN
MEDICH E  CUNFËSSÓRË
Casa dove non ci batte il sole, ci entrano spesso medici e confessori
(la casa in una brutta posizione procura la cattiva salute, e perfino la
morte prematura

MICHË  TUTTË  PUTÉMË  TÉNË A CASË ‘N  MEZZË A CHIAZZË !
Mica tutti possiamo avere la casa in una via centrale!
(bisogna dunque accontentarsi!)

BASTËT CA ‘N GË  PURË  NU  PAGLIÁRELLË
QUANTA  NON  SË  VATË  PI’  ZANNELLË ‘N  GOLLË
Basta  che si abbia, anche solo un pagliaio, quanto non si vada
Con i mobili e i panni addosso
( meglio abitare in una casa piccola di proprietà,  piuttosto che andare in affitto !)
FATTË  U LETT CA NON SAIË  A CHI ASPETTËS
ARRËSËRËII  A CASË CA NON SAIË CHI TRASËT
Fai il letto perché non sai a chi aspetti, riordina la casa
Perché non sai chi può entrare

 

TECNICHE DEL CORPO, IGIENE, MEDICINA

Le tecniche del corpo: differenziate a seconda del sesso,dell’età,del rendimento e di settori operativi.
Sottolineando il ruolo dell’educazione nell’apprendimento delle tecniche corporali, in altre parole il nesso stretto con esperienze di socializzazione con codici comportamentali.
La medicina popolare rinvia a una società stratificata in cui sin dai tempi più antichi le classi popolari hanno adottato per la difesa della salute sistemi difensivi che si differenziano da quelli di altri strati sociali: metodi di prevenzione ed intervento messi in atto dalla figura carismatica”del guaritore di campagna”, che attraverso riti suggestivi coinvolgeva spesso comunità e famiglia.
La medicina popolare non può essere valutata con la medicina ufficiale ,poiché i principi su cui essa si basa sono prevalentemente di tipo magico rituale .La medicina popolare tende infatti ad individuare l’origine della malattia in elementi esterni alla persona che si è ammalata(possessioni ,invasamenti,”fascinamenti”,malocchio e fatture, addirittura interventi demoniaci);oppure, con un’ intuizione straordinaria, attribuire l’instaurarsi del male alla caduta delle difese.

TECNICHE DEL CORPO, IGIENE, MEDICINA

BASTËT  CA  ‘N GE’  A SALUTË  E NU PARË  DË  SCARPË
NOUË  E POI GIRA’  TUTTË U MUNNË
Basta che c’è  la salute e un paio di scarpe nuove e puoi girare
Tutto il mondo

QUANN  G’ ET A SALUTË, ‘N G’ E’  TUTTË
Quando c’è la salute, c’è  tutto

A SALUTË   E’  RICCHEZZË
La salute  é ricchezza

CHI AT  SALUTË  E  LIBERTA’ E’  RICCHË  E NON LU
SAPËT!
Chi ha salute e libertà é ricco e non lo sa!

I MALATÍË  VENËN A CAVALLË  E SË NË VÁN  ALL’APPEDË
Le malattie vengono a cavallo e se ne vanno a piedi
( vengono improvvisamente e ci mettono molto per andarsene)

 

vantaL’ALIMENTAZIONE

Riguardo all’alimentazione locale, sembra chiaro un pesante condizionamento della situazione ambientale, geologica e climatica. Ciascuna area tende a sfruttare anzitutto le risorse (limitate) che crescono sul proprio territorio, anche se non erano esclusi gli scambi a lungo peraltro prevalentemente interni alla provincia.L’ALIMENTAZIONE

U MANGIA’  E  U VIVË  U  CORË  MË  SANËT
MA A FATICHË  PICCHË  MË NË  SONËT
Il mangiare e il bere mi fa bene al cuore, ma la fatica  non mi suona
( strofa di canzone che i contadini cantavano  mentre  lavoravano!)

QUANTA SË PENZËT SË PENZËT PA PANZË
Quanto si pensa si pensa per la pancia

MALË  A CHILLA  PANZA CA  ANGAPPËT  U  MALË
PATRUNË
Povera  quella pancia  che trova un  padrone non generoso
(che non la  fa’ mangiare in abbondanza )

QUANN SI’  GIÓVËN  TË  IÚUËTË  U  MANGIA’
Quando sei giovane ti giova il mangiare

PANZA  CHÍINË   CANTËT,  PANZA  VACANTË  CHIANGËT
Pancia piena  canta,  pancia vuota  piange

 

ABBIGLIAMENTO

L’ abbigliamento era distinto per classi sociali;l’abito era indossato solo dagli uomini che ricoprivano una posizione economica agiata. Mentre la maggior parte della popolazione era costretta ad indossare vestiti di qualunque materiale pur di coprire il loro corpo,poiché vi era un alta percentuale  di povertà. A causa di questo elevato tasso di povertà, la maggior parte delle persone svolgeva attività manovali o di manovalanza come agricoltori , falegnami , fabbri etc etc, e quindi il loro vestiario era l’abbigliamento tipico degli uomini dalla fatica inesauribile e dalla grande forza e bontà del loro cuore e della loro anima che permetteva loro di vivere una vita piena di sacrifici e povertà , ma in compenso erano uomini pieni di dignità, amore e senso della famiglia( valori che purtroppo nei giorni d’oggi si sono dissolti come fumo).

ABBIGLIAMENTO

MUTË CËPPON CA PARËT BARON
Vesti bene un pezzo di legno, che sembra come un barone
(della serie non è l’abito che fa il monaco!)

NON E’ TUTTË ORË, CHILLË CA LUCËCHÍTË!
Non è tutto oro quello che luccica!

‘N DA SQUAGLIÁTË  DA  NIVË  PÁRËN  I  STRUNZË
Quando si squaglia la neve  appare quello che c’è sotto
(ci vuole un po’ di tempo per scoprire  la realtà delle cose)

MARË ACITTË NON  ‘N GË  PASSA’ CA TË POI  NËCA’
Mare troppo calmo non ti fidare, perché puoi annegare
(proverbio riferito sì al mare, ma la metafora è soprattutto
per quelle persone che vogliono sembrare calme e innocue
ma in realtà non lo sono)

CHI PORTËT A MALA  ALLUMMËNATË  E CHI FACËT I FATTË
Chi porta la brutta nomina e chi fa’ i fatti

POVËR  A  CHI PORTËT A MALA  ‘LLUMMËNATË
Povero  chi si è preso un brutto nome

PIGLIË U NOMË E APPENN A FAUCË
Prendi  il nome e appendi la falce
(sia in senso negativo, che in senso positivo, dunque chi si fa subito una
buona reputazione verrà’ giudicato sempre in base a quel primo giudizio
positivo,  se questo è negativo, non si avrà   possibilità’ di riscatto )

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